Gli ottavi di finale del Mondiale 2026 corrono a un ritmo forsennato tra Canada, Messico e Stati Uniti, ma per i tifosi italiani la fase a eliminazione diretta ha il retrogusto amaro di una storia già vista. La Nazionale non c'è. Non è un'assenza qualunque: è la terza edizione mondiale consecutiva senza gli azzurri, una striscia che affonda le radici in una sera di marzo a Zenica e che torna a bruciare ogni volta che una nuova partita del torneo va in onda dall'altra parte dell'Atlantico.
La notte di Zenica
Tutto si è deciso nella finale playoff europea contro la Bosnia ed Erzegovina, giocata proprio a Zenica. La partita si era chiusa sull'1-1 dopo i tempi regolamentari, come riporta FOX Sports, spingendo la qualificazione al Mondiale nella lotteria dei calci di rigore. Dal dischetto la serata è diventata un incubo: la Bosnia ha vinto lo shootout per 4-1, e secondo la ricostruzione di Euronews Italia l'unico rigore italiano trasformato è stato quello di Sandro Tonali. Un solo gol dagli undici metri, contro i quattro degli avversari: un divario che racconta da solo quanto la serata bosniaca sia stata implacabile.
Non era una partita qualsiasi. Era l'ultima porta rimasta aperta verso il Mondiale 2026, e si è chiusa in quel modo, ai rigori, nello stadio di una nazionale che nel ranking del calcio europeo parte sempre da outsider contro una big come l'Italia. Il fatto che a decidere tutto sia stata la lotteria dal dischetto rende la delusione ancora più difficile da metabolizzare, perché lascia addosso la sensazione di un epilogo giocato punto a punto fino all'ultimo secondo utile.
Un record che nessuna big vorrebbe avere
Quella sconfitta a Zenica non ha soltanto tolto all'Italia una partecipazione al Mondiale. Ha consegnato agli azzurri un primato scomodo. Come ha ricordato la FIFA nella sua rassegna sulla finale playoff europea, l'Italia è diventata la prima ex campione del mondo a mancare tre edizioni consecutive della rassegna iridata, dopo le assenze del 2018 e del 2022 e ora quella del 2026. Nessun'altra nazionale che abbia mai sollevato il trofeo più ambito del calcio si trova in una situazione simile.
Il dato pesa perché non riguarda una nazione qualunque. L'Italia resta una delle nazionali più vincenti nella storia del calcio mondiale. Vedere un pedigree simile accompagnarsi a tre cicli di qualificazione falliti di fila cambia la lettura del problema: non si tratta più di un incidente isolato, di una serata storta capitata a chiunque possa capitare, ma di una difficoltà strutturale che si ripete con una regolarità che il calcio italiano non può più permettersi di ignorare.
Un torneo lontano, ma non troppo
Il Mondiale che gli azzurri stanno guardando da fuori si gioca dall'11 giugno al 19 luglio 2026 tra Canada, Messico e Stati Uniti, come riportato da Olympics.com Italia. Si gioca in stadi lontani migliaia di chilometri dall'Europa, eppure ogni partita degli ottavi arriva comunque nei salotti italiani con la stessa intensità di sempre. La differenza, stavolta, è che si guarda senza una maglia azzurra in campo per cui tifare, senza un percorso da seguire partita dopo partita, senza la tensione di un possibile passo falso che riguardi davvero il proprio paese.
È un paradosso quasi crudele: la generazione di tifosi italiani cresciuta con i ricordi di trionfi e semifinali si trova a consumare uno dei Mondiali più seguiti di sempre nella veste di semplice spettatrice, esattamente come già accaduto nel 2018 e nel 2022. Tre cicli su tre, un'abitudine che nessuno avrebbe voluto costruire.
Le cicatrici di una qualificazione mancata
Quando un problema si ripete tre volte di fila, la domanda cambia natura: non è più "cosa è andato storto in quella partita", ma "cosa continua ad andare storto nel sistema". La sconfitta di Zenica, con l'1-1 dei tempi regolamentari ribaltato dai rigori, si inserisce in un copione già familiare per gli osservatori che hanno seguito le due qualificazioni mancate precedenti: partite equilibrate, margini di errore ridotti al minimo, ed episodi che alla fine pendono dalla parte sbagliata.
Questo non significa che la responsabilità sia solo di chi ha sbagliato un rigore o gestito male un episodio dal dischetto. Significa piuttosto che l'Italia, da qualche anno a questa parte, arriva agli appuntamenti decisivi con margini troppo sottili per potersi permettere una serata storta, quando le grandi rivali del proprio percorso qualificativo continuano invece ad avere accesso diretto o playoff più abbordabili verso la fase finale.
Cosa resta da guardare, cosa resta da ricostruire
Con gli ottavi di finale che proseguono senza gli azzurri, l'attenzione della federazione e del movimento calcistico italiano si sposta necessariamente sul prossimo ciclo di qualificazione, quello verso il Mondiale successivo. Il precedente di Zenica, chiuso 1-1 nei tempi regolamentari e perso 4-1 ai rigori, resterà come riferimento storico di una serata che ha reso l'Italia la prima ex campione del mondo a mancare tre rassegne consecutive, un dato che la FIFA stessa ha ritenuto degno di nota nella propria cronaca ufficiale del torneo.
Fino a quando quella statistica non verrà cancellata da una nuova qualificazione conquistata sul campo, ogni partita degli ottavi, dei quarti e delle semifinali di questo Mondiale 2026 continuerà a essere, per l'Italia, un promemoria di ciò che manca, più che uno spettacolo da godersi senza pensieri.
Fonti: FOX Sports, FIFA, Euronews Italia, Olympics.com Italia

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