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Italia a Casa: gli Ottavi dei Mondiali 2026 e le Macerie Lasciate da Gattuso, Buffon e Gravina

Mentre il Mondiale 2026 entra nel vivo degli ottavi, l'Italia guarda da fuori per la terza volta di fila. Un'analisi del disastro che ha travolto Gattuso, Buffon e Gravina.

Il Mondiale più bello degli ultimi anni scorre sui teleschermi italiani come un film di cui conosciamo la trama ma di cui non facciamo parte. Gli ottavi regalano notti da brividi, rimonte, rigori, sorprese. E l'Italia, quattro volte campione del mondo, sta a guardare. Ancora. Per la terza edizione consecutiva.

Marzo, la ferita che non si rimargina

Bisogna tornare a quella sera di marzo per capire dove siamo oggi. La finale playoff contro la Bosnia Erzegovina sembrava incanalata nel modo giusto: Moise Kean aveva portato avanti gli azzurri, il Mondiale si intravedeva. Poi l'espulsione di Alessandro Bastoni prima dell'intervallo ha cambiato la partita, la Bosnia ha pareggiato nel finale con Haris Tabakovic, e la lotteria dei rigori ha fatto il resto. Due errori dal dischetto, e il sipario.

Non era una semplice eliminazione. Era la certificazione di un fallimento sistemico, il terzo Mondiale saltato di fila da una nazione che nella sua storia ne ha vinti quattro.

Le teste che sono cadute

Nelle settimane successive è franato tutto. Gennaro Gattuso ha lasciato la panchina, l'uomo chiamato a raddrizzare una barca che imbarcava acqua già da prima di lui. Gianluigi Buffon ha rimesso il ruolo di capo delegazione, chiudendo malinconicamente un cerchio per chi il Mondiale lo aveva alzato nel 2006. E Gabriele Gravina ha lasciato la presidenza della FIGC, travolto da un movimento che chiedeva a gran voce discontinuità.

Tre uscite che raccontano un vertice azzerato, ma non ancora un progetto ricostruito.

Guardare fuori per ripartire

La verità scomoda è che il problema italiano non nasce a marzo. Nasce nei vivai che producono pochi attaccanti, in un campionato che protegge poco i giovani, in una filiera che da troppo tempo scarica sulla Nazionale colpe che sono di sistema.

Guardare questi ottavi da fuori deve fare male, ma può servire. Il prossimo ciclo azzurro parte da zero, senza alibi e senza scorciatoie. La sfida non è tornare al Mondiale del 2030. È tornare a essere l'Italia.

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