Il muro Simon contro il tarlo Dibu: la finale del Mondiale si legge dalla porta

Il muro Simon contro il tarlo Dibu: la finale del Mondiale si legge dalla porta

La finale di domenica al MetLife mette di fronte due modi opposti di stare tra i pali: Unai Simon, il muro che ha strappato a Zenga un record vecchio 36 anni, e il Dibu Martinez, re argentino dei rigori.

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Domenica 19 luglio, al MetLife Stadium, la Spagna e l'Argentina si contendono il titolo mondiale. E c'è un modo tutto italiano di leggere questa finale: dalla porta. Da Zoff a Buffon a Donnarumma, da noi il portiere non è un ruolo, è una cultura. In una finale, spesso, non decide chi attacca meglio, ma chi para di più. Ecco perché il duello tra Unai Simon e Emiliano Martinez, per tutti il Dibu, vale da solo il prezzo del biglietto: due scuole, due temperamenti, l'ordine contro il disordine calcolato.

Il muro che ha cancellato Zenga

Unai Simon arriva all'ultimo atto con la striscia di imbattibilità più lunga nella storia dei Mondiali: 519 minuti senza subire gol, come ha certificato ESPN. Un numero che ha appena spazzato via un totem tutto nostro. I 517 minuti di Walter Zenga, fissati a Italia '90, avevano resistito 36 anni e sembravano intoccabili. Simon li ha superati per appena due minuti, e tanto è bastato per riscrivere il libro dei record.

Il portiere dell'Athletic Bilbao ha messo insieme 8 clean sheet in 11 presenze mondiali: quando c'è lui, di solito, non si passa. Dopo il 2-0 rifilato alla Francia in semifinale, la porta spagnola è ancora imbattuta nel torneo. Nella classifica di sempre gli restano davanti soltanto Fabien Barthez e Peter Shilton, fermi a quota 10. Il suo è un modo di parare silenzioso, ordinato, quasi noioso: pochi voli da fotografia, posizione sempre giusta, il reparto che alle sue spalle si sente al sicuro. La stagione di club con i baschi non è stata delle più semplici, ma al Mondiale ha ritrovato la porta blindata. Non è spettacolo, è affidabilità, e in una finale l'affidabilità pesa.

Il Dibu che vive nella testa degli avversari

Dall'altra parte c'è l'opposto esatto. Dibu Martinez non è il muro, è il tarlo. Con lui tra i pali l'Argentina non ha mai perso una lotteria dei rigori: due volte ai Mondiali del 2022, ai quarti con l'Olanda e in finale con la Francia, e due volte in Copa America, nel 2021 e nel 2024. Quattro serie, quattro notti chiuse in piedi. L'ultima, la Copa America del 2024, è la prova più fresca che il copione non cambia.

Occhio però ai numeri veri, perché imbattibile dagli undici metri non lo è: con la maglia dell'Albiceleste ha parato 9 rigori su 24, e gli avversari ne trasformano circa la metà. La sua arma non è soltanto la mano. È la guerra dei nervi: lo sguardo, la parola sussurrata, il gesto che ruba l'attimo giusto. Non a caso, alla vigilia di ogni serie, chi lo affronta sa già di dover vincere due partite, quella contro il pallone e quella contro di lui. Nel 2022 la FIFA lo ha incoronato miglior portiere del torneo e gli ha consegnato il Guanto d'Oro.

Cosa succede ora

Prima del gran finale, un antipasto: sabato 18 luglio, a Miami, Francia e Inghilterra si giocano il terzo posto, entrambe reduci dalla sconfitta in semifinale (i Bleus battuti 0-2 dalla Spagna, gli inglesi 1-2 dall'Argentina). Poi, domenica, il MetLife, l'ultimo atto di un torneo lungo un mese.

Se la sfida dovesse restare in equilibrio a lungo, l'ultima parola potrebbe toccare proprio ai due numeri uno. Il muro contro il tarlo, la posizione contro la provocazione. Due idee opposte del ruolo, una coppa sola. Il resto, per ora, è soltanto il fascino di chi para.

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