Marc Cucurella, Spain. Photo: Bex Walton / CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

La finale nei numeri: Spagna campione, 12 tiri nello specchio a zero

Un gol di Ferran Torres al 106' vale il titolo, ma il tabellino racconta un dominio: 65% di possesso, 762 passaggi contro 358 e 12 tiri nello specchio a zero. L'Argentina non impegna mai davvero il portiere.

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La Spagna campione, il tabellino senza appello

La Spagna è campione del mondo per la seconda volta, la prima dopo il 2010, e completa l'accoppiata con l'Europeo 2024 sotto la guida di Luis de la Fuente. Al MetLife Stadium del New Jersey la finale finisce 1-0 ai supplementari, ma il tabellino non ammette repliche. Dominio totale.

Dopo 90 minuti il tabellone dice 0-0. Ma i numeri raccontano un'altra gara: da una parte il 65% di possesso, dall'altra un'Argentina campione in carica che non riesce mai a graffiare.

762 contro 358: la sfida si gioca sul palleggio

Il cuore della gara sta in una cifra. La Spagna chiude con 762 passaggi riusciti all'89% di precisione, l'Argentina si ferma a 358 con il 77%. Oltre quattrocento palloni di scarto. I ragazzi di De la Fuente alzano il baricentro, muovono la sfera da un reparto all'altro, stringono le maglie appena la perdono. Rodri detta i tempi in mezzo, Lamine Yamal e Nico Williams pungono sulle catene esterne.

Ogni volta che perde palla, la Nazionale di De la Fuente riparte a caccia del pallone e lo recupera alto, soffocando la manovra avversaria sul nascere.

L'Albiceleste vive di rincorse. Il 35% di possesso è la fotografia di una squadra costretta a inseguire, con Messi lontano dal pallone e senza spazi per accendersi.

Uno specchio a 12-0, e le 11 parate di Martinez

Qui il divario diventa clamoroso. Diciannove tiri a due, quattro grandi occasioni a zero e, soprattutto, dodici conclusioni nello specchio contro nemmeno una. Nei 90 minuti regolamentari l'Argentina non tira mai verso la porta avversaria: le sue due uniche conclusioni arrivano nei supplementari, nessuna nello specchio. L'expected goals ribadisce lo stesso squilibrio: 1,94 contro 0,20.

A tenere in piedi l'Albiceleste è Emiliano Martinez: 11 parate, diverse delle quali mostruose, a certificare insieme lo stato di grazia del portiere e l'assedio continuo. Dall'altra parte, il numero uno spagnolo trascorre una serata da spettatore: zero interventi e porta inviolata. Ma un muro, prima o poi, cede.

Al 106' arriva la firma. Colpo di testa di Nico Williams a tagliare l'area piccola, Ferran Torres si avventa sul primo palo e batte Martinez: 1-0. La festa spagnola comincia lì. Nei minuti conclusivi dei supplementari l'Argentina chiude anche in dieci, per un'espulsione ormai ininfluente su una gara già scritta.

Cosa dicono i numeri, adesso

In finale la difesa spagnola, raramente perforata in tutto il torneo, ha chiuso ogni varco: Messi, servito col contagocce, non ha mai trovato il tempo per la giocata da campione. La squadra campione in carica non è mai riuscita a trasformare il possesso concesso in un'occasione vera.

Il conto dei falli (25 a 21 per l'Argentina) tradisce la frustrazione di chi ha rincorso tutta la notte senza mai trovare il bandolo. Il resto è cronaca: la Spagna torna sul tetto del mondo, con Yamal campione a 19 anni, tra i più giovani dell'era moderna.

Per De la Fuente è la conferma di un ciclo: dopo l'Europeo arriva il Mondiale, con una generazione che unisce l'esperienza di Rodri alla freschezza di Yamal, e con l'assist di Nico Williams e il gol di Ferran Torres a decidere l'ultimo atto.

Un ultimo numero pesa sulla notte di Messi, 39 anni, verosimilmente all'ultimo Mondiale. Niente gol in finale, quota otto reti nel torneo e Scarpa d'Oro sfumata: la vince Kylian Mbappé a quota dieci.

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