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L'eliminazione più precoce del Brasile dal Mondiale dal 1990 riapre i dubbi sul progetto Selecao di Ancelotti

La vittoria della Norvegia sul Brasile negli ottavi di finale, firmata da una doppietta di Erling Haaland, condanna i cinque volte campioni del mondo alla loro eliminazione più precoce in 36 anni e mette sotto esame il mandato di Carlo Ancelotti.

Il Brasile è fuori dal Mondiale, e non nella fase che chiunque a Rio, San Paolo o Salvador immaginava quando Carlo Ancelotti prese in mano la Selecao. La sconfitta dei cinque volte campioni del mondo contro la Norvegia negli ottavi di finale rappresenta l'eliminazione più precoce del Brasile dal Mondiale dal 1990, quando fu l'Italia a rimandarli a casa nella stessa fase, in casa, secondo Fox Sports. Trentasei anni dopo, le domande che seguirono quella spedizione sono tornate, e questa volta sono rivolte direttamente all'allenatore di club più decorato della sua generazione.

Un risultato che riapre una vecchia ferita

Perdere agli ottavi di finale non è terreno nuovo per il calcio brasiliano, ma è la frequenza con cui accade proprio contro squadre europee a far più male. La sconfitta contro la Norvegia estende uno schema in cui il Brasile è stato eliminato da avversarie europee nelle fasi a eliminazione diretta in cinque degli ultimi sei Mondiali, secondo CBS Sports, mentre Fox Sports parla di sei tornei consecutivi. Il conteggio esatto varia a seconda della fonte, ma entrambe concordano sulla storia di fondo: ogni volta che il Brasile incontra una squadra europea in una partita che si decide su disciplina, fisicità e lampi di genio individuale sotto pressione, la Selecao ha continuato a fallire.

Questo contesto conta, perché Ancelotti era stato assunto, in parte, per risolvere esattamente questo problema. Un allenatore con un curriculum europeo ineguagliato da quasi chiunque altro nello sport avrebbe dovuto portare il rigore tattico e l'esperienza nelle partite a eliminazione diretta che il solo talento brasiliano non era riuscito a garantire. Invece, lo stesso copione si è ripetuto, solo più in fretta di quanto non sia accaduto in oltre tre decenni.

Haaland, e il piano che non c'era

L'avvicinamento alla partita è ruotato attorno a come il Brasile avrebbe gestito Erling Haaland, il talismano della Norvegia e uno degli attaccanti più temuti al mondo. La risposta di Ancelotti, arrivata prima del calcio d'inizio, è stata diretta. "Non esiste un piano anti-Haaland", ha detto, secondo beIN Sports, esprimendo fiducia nella coppia di centrali formata da Marquinhos e Gabriel Magalhaes, capace secondo lui di contenere il norvegese senza uno schema tattico su misura costruito per neutralizzare un singolo uomo.

Quella fiducia non ha retto. Haaland ha segnato una doppietta che ha chiuso il torneo del Brasile, secondo Fox Sports, il tipo di prestazione individuale dominante che i grandi attaccanti producono contro difese che rinunciano a tendere loro una trappola. Il commento di Ancelotti oggi suona come un assist a chi ha sollevato dubbi sulla preparazione, non perché fidarsi di Marquinhos e Gabriel Magalhaes fosse di per sé sbagliato, ma perché il risultato ha esposto il divario tra il piano e l'esito nel modo più pubblico possibile.

Un lampo di Neymar, e una luce che si spegne

Se c'è stato un momento di puro sentimento in una serata altrimenti brutale per il Brasile, è appartenuto a Neymar. Entrato al 67' minuto, ha segnato l'unico gol del Brasile nella partita, un rigore nei minuti di recupero, in quella che diverse fonti descrivono come probabilmente la sua ultima presenza in un Mondiale, secondo Fox Sports. È stata un'immagine adeguata e agrodolce: uno dei più grandi talenti offensivi del paese che regala un momento di qualità in una sconfitta, un punto esclamativo personale su una carriera che ha attraversato quattro cicli mondiali senza mai alzare il trofeo.

Per una squadra costruita per appoggiarsi a stelle generazionali, l'ingresso tardivo di Neymar e il suo impatto immediato sollevano anche l'ovvia domanda sulle scelte di formazione e sulla gestione della partita. Se un ingresso più anticipato avrebbe potuto cambiare qualcosa è una domanda oggi senza risposta, ma sarà parte dell'esame post mortem nei media calcistici brasiliani per settimane.

"Fallimento totale": il verdetto da fuori il Brasile

La portata della delusione non si è limitata alla reazione interna. beIN Sports ha descritto il risultato come un "fallimento totale" per il Brasile, inquadrandolo rispetto alle enormi aspettative che avevano accolto l'arrivo di Ancelotti. Il suo ingaggio doveva ristabilire l'ordine e ricostruire una mentalità vincente attorno a una generazione di giocatori di talento, un'iniezione di pedigree europeo in un programma che si era ormai abituato a fermarsi proprio nella fase più grande. Invece, secondo beIN Sports, il progetto si è concluso con un'eliminazione precoce e dubbi persistenti su cosa, esattamente, sia andato storto.

Questa cornice è significativa. Ancelotti non era stato ingaggiato per fare da traghettatore o da soluzione temporanea. Era stato presentato come la soluzione, l'allenatore il cui pedigree in Champions League e la cui capacità di gestire gli uomini si sarebbero tradotti direttamente in percorsi profondi ai Mondiali. Un'eliminazione agli ottavi, e la più precoce in 36 anni, smentisce quella promessa nel modo più diretto in cui un risultato può farlo.

Cosa succede ora per Ancelotti e la Selecao

La federazione calcistica brasiliana affronta ora una decisione che definirà il prossimo ciclo: restare fedele al progetto e attribuire la sconfitta a una brutta serata contro una Norvegia molto forte, oppure considerarla la conferma che c'è ancora qualcosa di strutturale da sistemare. Lo schema ricorrente delle sconfitte europee a eliminazione diretta suggerisce che non si tratta soltanto di un allenatore o di una formazione. È una domanda che ha accompagnato il Brasile attraverso diverse gestioni ormai, e il mandato di Ancelotti non è stata l'eccezione che molti speravano fosse.

Per una nazione che misura il successo calcistico quasi esclusivamente sui risultati ai Mondiali, un'uscita così precoce non passerà inosservata. L'esame su Ancelotti, sulla composizione della rosa e su come il Brasile affronta il calcio a eliminazione diretta contro avversarie europee è solo all'inizio.

Fonti: Fox Sports, beIN Sports, beIN Sports

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