Un canadese su quattro: il Mondiale che ha cambiato il Paese dell'hockey

Eliminato agli ottavi dal Marocco, il Canada esce dal suo primo Mondiale in casa da Paese diverso: 11 milioni di spettatori, un fondo da 25 milioni sfondato con 18 mesi di anticipo, Jesse Marsch confermato fino al 2030. Storia di come una nazione di hockey ha scoperto il calcio.

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Un canadese su quattro. Nessun dato racconta meglio quello che il Mondiale in casa ha fatto a un Paese cresciuto a pattini e bastoni da hockey, abituato per decenni a guardare il calcio degli altri da lontano.

L'avventura si è chiusa agli ottavi. Il Marocco si è imposto 3-0 a Houston: due reti nella ripresa di Azzedine Ounahi, il terzo nel finale di Soufiane Rahimi. Ma il tabellino, stavolta, è la nota a margine. Il Canada esce dal suo Mondiale da Paese diverso da quello che c'era entrato, e non per una notte soltanto.

È il paradosso più bello del torneo: una Nazionale eliminata che, uscendo, ha lasciato il suo Paese più ricco di quando era entrato. Di soldi, certo. Ma soprattutto di tifosi.

Due vittorie, nove gol: una storia mai vista

Per capire la portata basta un confronto, freddo e impietoso. Dal 1986 al 2022, in tutte le sue partecipazioni ai Mondiali messe insieme, la foglia d'acero aveva raccolto zero vittorie. Zero. In questa edizione ne ha firmate due, con nove gol complessivi, e per la prima volta nella sua storia ha oltrepassato la fase a gironi, entrando nel tabellone a eliminazione diretta.

Non è arrivato dal nulla. La squadra di Jesse Marsch si è presentata al via da trentesima del ranking FIFA. Non molti anni fa la stessa Nazionale figurava al centoventiduesimo posto, un numero da comparsa. Il salto racconta tutto: non un exploit isolato, non la fortuna di un torneo, ma un progetto costruito con metodo, che a un certo punto ha cambiato passo.

Undici milioni davanti alla tv

E qui torna quel numero. Circa un canadese su quattro ha seguito almeno una parte del cammino della Nazionale. Le partite del girone e quella dei sedicesimi hanno toccato punte di oltre 11 milioni di spettatori, secondo i dati di ascolto diffusi da TSN.

Il calcio, da queste parti, è sempre rimasto un passo dietro l'hockey, lo sport che detta l'identità nazionale. Per un mese, quella gerarchia si è capovolta. Milioni di persone si sono ritrovate davanti allo stesso schermo, alla stessa ora, per la stessa squadra. Non la moda di un pomeriggio: qualcosa che somiglia a un rito collettivo nuovo di zecca. In un mercato televisivo come quello canadese, un dato del genere pesa: è il tipo di audience che di norma il Paese riserva soltanto ai grandi appuntamenti dell'hockey. Ed è forse l'eredità più difficile da mettere a bilancio, un pubblico che prima semplicemente non esisteva.

Venticinque milioni con diciotto mesi di anticipo

Il resto, invece, a bilancio ci finisce eccome. Per aver raggiunto gli ottavi, il Canada ha incassato 18,5 milioni di dollari di premi FIFA. La campagna di raccolta fondi «Canada Rising», promossa dalla Canada Soccer Foundation, ha superato il traguardo dei 25 milioni con diciotto mesi di anticipo rispetto ai piani.

Non finisce qui. La federazione, che negli anni ha convissuto con più di un problema di conti, mette in preventivo per il 2026 un raro attivo di bilancio da 4,61 milioni di dollari. Per una federazione, un attivo non è solo una voce contabile: è la possibilità di investire nei vivai, di trattenere i talenti, di preparare il ciclo verso il 2030 senza affanni. Il Mondiale non ha soltanto acceso l'entusiasmo. Ha dato i mezzi per non sprecarlo.

Marsch fino al 2030, ora la parte difficile

Il futuro, intanto, ha già un nome. Jesse Marsch ha firmato il prolungamento fino al ciclo del Mondiale 2030: dopo aver riscritto i record del programma, l'allenatore resta al timone. La federazione ha scelto la continuità, il lusso di chi ha appena capito di avere qualcosa da difendere.

Restano i rimpianti, e le domande. Alphonso Davies, la stella più attesa, ha giocato appena 15 minuti in cinque partite, frenato dal recupero da un infortunio al bicipite femorale. Con lui al meglio, fin dove sarebbe potuto arrivare questo Canada? È la domanda che accompagnerà l'estate.

Nel frattempo, il gruppo ha imparato a vincere anche senza i suoi uomini copertina. Il vice capitano Stephen Eustaquio ha firmato la rete decisiva contro il Sudafrica, uno dei due successi che ora fanno parte della storia della Nazionale.

La sfida più difficile comincia adesso: trasformare un mese di entusiasmo in una generazione di tifosi. Il Mondiale in casa ha spalancato la porta. Ora tocca al calcio canadese non lasciarla richiudere.

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