Diciotto mesi fa Didier Deschamps aveva già messo la parola fine. Adesso, mentre la Francia continua a correre, sono i numeri a costruirgli intorno il congedo.
Il commissario tecnico dei Bleus lascerà la panchina al termine del Mondiale 2026, come annunciò lui stesso alla tv francese TF1 nel gennaio 2025, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Una scelta che chiude un ciclo aperto nel 2012, quando raccolse l'eredità di Laurent Blanc, e che nessun predecessore ha eguagliato per longevità: nella storia della Nazionale francese nessun allenatore è rimasto in carica così a lungo.
E mentre i riflettori seguono i suoi giocatori, è lui, quasi in silenzio, a riscrivere il libro dei primati. Un record dopo l'altro, senza clamore, nel torneo che lo avvicina all'addio.
«Nella mia testa è chiaro»
Nessun tentennamento, nessuna porta lasciata socchiusa. «Finirà lì, perché a un certo punto deve finire. Nella mia testa è chiaro»: così Deschamps, citato da Al Jazeera, aveva sistemato la questione del proprio futuro più di un anno prima di questi quarti di finale.
Da allora la decisione non è mai stata rivista. Il Mondiale nordamericano è l'ultimo atto, e il tecnico lo sta scrivendo riga dopo riga. Ogni gara è insieme un passo avanti nel tabellone e un passo verso l'uscita di scena. Con un paradosso: più la Francia va lontano, più i primati personali si moltiplicano.
Schön agganciato, il muro dei venti abbattuto
La vittoria per 2-0 sul Marocco ai quarti non ha soltanto spedito i transalpini in semifinale. Ha aggiornato il libro dei record del loro allenatore.
È stata la 25ª panchina di Deschamps in una fase finale dei Mondiali: cifra che, come certificato dai dati Opta ripresi da The Analyst, eguaglia il primato assoluto di Helmut Schön, il tecnico che finora deteneva il record di partite dirette in una fase finale iridata. Un traguardo che racconta la sua continuità, perché venticinque gare mondiali si costruiscono su più edizioni ai vertici, non su una fiammata.
Non è finita. Quella stessa partita è stata la 20ª vittoria di Deschamps ai Mondiali da tecnico, e nessuno prima di lui era mai arrivato a quota venti nella competizione, sempre secondo Opta/The Analyst. Il primo a toccare quel muro, e a scavalcarlo. Messe in fila, quelle venti affermazioni lo mettono davanti a ogni altro allenatore mai passato da un Mondiale.
C'è poi il dato che allarga lo sguardo alla squadra. Con il passaggio del turno la Francia ha centrato la sua ottava semifinale iridata, agganciando il Brasile: davanti resta soltanto la Germania, ferma a dodici. Il club delle nazionali che hanno fatto della semifinale un'abitudine è ristretto, e i Bleus ci sono dentro di diritto.
Da capitano a ct, il doppio Mondiale
La carriera di Deschamps ha una simmetria che quasi nessuno può vantare. Da giocatore alzò la Coppa del Mondo nel 1998, da capitano, in casa e contro il Brasile. Da allenatore l'ha rialzata nel 2018, in Russia. È uno dei soli tre uomini nella storia ad aver vinto il Mondiale sia da calciatore sia da tecnico, come ricordano Al Jazeera e la FIFA: gli altri due, Mário Zagallo e Franz Beckenbauer, si sono spenti entrambi nell'ultimo anno.
Vincere il Mondiale è già raro. Riuscirci prima da leader dentro il campo e poi da guida in panchina è capitato a tre uomini in un secolo di storia, e oggi Deschamps è l'unico ancora in attività.
Il 2018 resta il punto più alto del cammino: il titolo sollevato in Russia, vent'anni dopo quello vinto da capitano. In mezzo, e attorno, tutto il resto. La finale persa ai rigori contro l'Argentina nel 2022, in Qatar, a un soffio dal bis. La Nations League conquistata nel 2021. Quattordici anni sulla stessa panchina, un filo lungo che arriva ormai all'ultimo nodo.
E poi? Le parole, non le firme
Sul dopo si cammina sul terreno delle ipotesi, ed è giusto dirlo con chiarezza. Deschamps avrebbe lasciato intendere di non voler chiudere del tutto con le panchine una volta archiviata l'esperienza con i Bleus. «Non mi negherò nulla», avrebbe risposto ai cronisti a chi gli chiedeva del futuro, secondo quanto riferito da Get French Football News e ripreso da Yahoo Sports. Una battuta, niente di firmato: nessun club, nessuna destinazione, nessun accordo. Solo una porta lasciata aperta a se stesso.
Resta la domanda che il calcio francese si porrà a giochi finiti: chi eredita una panchina tenuta per quattordici anni dallo stesso uomo, e con quale progetto. Ma è un tema per il dopo, non per adesso.
Per ora conta il presente. La Francia è in semifinale, l'avversaria è ancora tutta da definire, e il suo commissario tecnico ha davanti quelle che potrebbero essere le ultime notti di un'era lunga quattordici anni. Il congedo può aspettare. I record, quelli, sono già agli atti.

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