Il Mondiale dell'Argentina passa da Kansas City. Sabato i campioni in carica affrontano la Svizzera nei quarti di finale, al GEHA Field dell'Arrowhead Stadium. L'albiceleste ci arriva lanciata: cinque partite senza sconfitte, dodici gol all'attivo, l'ultima una rimonta chiusa sul 3-2 contro l'Egitto negli ottavi, lo scorso 7 luglio. Di fronte, però, una storia che il Mondiale non raccontava da sette decenni. Da una parte i campioni del mondo, dall'altra la sorpresa del torneo.
I campioni non si fermano
Cinque gare, nessun passo falso, dodici reti: l'Argentina si presenta all'appuntamento con il ruolino della squadra da battere. Il segnale più incoraggiante arriva proprio dall'ultimo turno. Contro l'Egitto l'albiceleste si è ritrovata a rincorrere, ma ha saputo ribaltare la sfida e chiuderla sul 3-2, un test di carattere che ai quarti può pesare quanto il talento.
E con Lionel Messi a dettare i tempi, il messaggio è quello delle grandi: difendere il titolo un turno alla volta, senza guardare troppo lontano. La concretezza sotto porta c'è, la freddezza nei momenti caldi pure. Restano i favori del pronostico, ma i quarti raramente perdonano i cali di tensione.
Settantadue anni dopo, la Svizzera torna grande
Per i rossocrociati, invece, questi quarti sono già un pezzo di storia. Gli elvetici non arrivavano così in alto dal 1954: settantadue anni di attesa, il divario più lungo mai registrato tra due qualificazioni ai quarti nella storia del Mondiale. Un dato che, da solo, racconta l'impresa. Per una generazione di tifosi svizzeri, è semplicemente la prima volta.
Il pass lo hanno staccato negli ottavi contro la Colombia, con i nervi saldi delle squadre che non mollano: 120 minuti a reti bianche, porta inviolata fino all'ultimo, poi la lotteria dei rigori vinta 4-3, sempre il 7 luglio. È da quella solidità, più che dagli strappi offensivi, che Yakin deve ripartire. Perché la vigilia porta con sé una notizia che pesa, e non riguarda l'avversario.
Yakin senza Manzambi: "Un vero shock"
C'è un'ombra sul quartier generale svizzero, e ha un nome: Johan Manzambi. L'attaccante ventenne, rivelazione del torneo, salta la sfida per un problema al ginocchio rimediato proprio nel successo sulla Colombia. Il tecnico Murat Yakin non ha nascosto la delusione: ha parlato di "un vero shock" e ha ammesso che l'assenza "ci penalizza enormemente", come riportato da ESPN.
Non è un dettaglio da poco. In circa 200 minuti Manzambi ha firmato 3 gol e 2 assist, e con lui in campo la Svizzera ha viaggiato a una media di 3,6 gol ogni 90 minuti. Senza, il rendimento crolla: 1 gol e 1,4 xG (gli expected goals, i gol attesi) ogni 90'. Numeri che spiegano da soli perché il ragazzo fosse diventato la chiave dell'attacco elvetico.
Senza il suo uomo più prolifico del torneo, la Svizzera dovrà reinventare la fase offensiva. Meno accelerazioni, forse più gioco di reparto e maggiore attenzione ai dettagli: contro una difesa abituata a certi palcoscenici servirà pazienza, e cinismo nei pochi episodi che un quarto di finale concede.
Ora la domanda è una sola: come si sostituisce l'imprevedibilità di un ventenne così, per giunta contro la difesa dei campioni del mondo? Yakin ha ancora qualche ora per trovare la risposta. In palio c'è una semifinale, e per la Svizzera anche qualcosa di più: la conferma che questa non è stata solo una serata fortunata a Kansas City. Il resto lo dirà il prato dell'Arrowhead Stadium, dove tra qualche ora andrà in scena il quarto più improbabile del tabellone.




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